venerdì 28 settembre 2007

Le Dark Ages

Cosa sono le epoche buie, le età oscure? I momenti neri della nostra esistenza, quando tutto sembra andar male e non scorgiamo nessuno spiraglio di luce? Senz’altro. I periodi bui della storia dell’uomo, quando la violenza, il settarismo, l’intolleranza prevalgono sulla ragione, sull’amore, sulla solidarietà? Certamente. Ma le età oscure sono anche una realtà dell’astrofisica extragalattica, il periodo successivo al Big Bang, la fase precedente alla formazione della prime sorgenti cosmiche, risalente a circa 12 miliardi di anni fa. Da questa fase sono poi emerse stelle e galassie, in un tripudio di luce. La luce finisce sempre per trionfare, nella nostra storia personale, in quella dell’umanità, come in quella dell’universo. Posso scrivere queste riflessioni grazie ad Andrea Fiorentini, laureato di fresco in fisica (il 24 settembre scorso) con 110 all’Università di Trieste, con una tesi intitolata “Prime Sorgenti dell’Universo: Segnali Radio dalle Dark Ages”. La cosa non è passata inosservata nella famiglia Fiorentini. Siamo partiti in quattro da Grottammare: Gaetano Fiorentini, il nonno, Mariella Fiorentini, la zia, Luigi Pappalepore, lo scrivente, marito della zia, nonché Teodoro, assistente del nonno. A Trieste sono anche arrivati da Ravenna Fabio Fiorentini, il padre, e Flavia Alberoni, la madre; da Barcellona Anna Fiorentini, la sorella, da Padova Francesca Trerè, la fidanzata, nonché da Roma e da altre sedi universitarie, amici del liceo; tutti in adorazione del laureando/laureato.
Bisogna peraltro dire che l’abbigliamento del laureando, oggetto di titubanza e perplessità da parte di madre e zia, è risultato in realtà adeguato alla circostanza e comunque assai diverso da quello con cui il neolaureato è stato rivestito dagli amici d’Università. Guardare per credere.
In ogni caso al dott. Andrea Fiorentini vanno dall’universo intero rallegramenti vivissimi per il passato ed auguri affettuosissimi per il futuro.

sabato 1 settembre 2007

Ma se mi toccano dov'è il mio debole...

Qual è il punto debole di noi italiani benpensanti? Dove dovete colpirci per farci soffrire? Nell’amor di Patria? Nell’onore personale o in quello della nostra famiglia? Nei sentimenti religiosi? Nella fede sportiva? Uhm! Forse. Ma soprattutto dovete colpirci nel portafoglio. Allora reagiamo. Le autorità hanno l’assurda pretesa di farci pagare le tasse sui nostri guadagni effettivi, secondo le aliquote previste dalle leggi? Il fisco osa venire a frugare nei nostri portafogli? Allora spariamo (1ª persona plurale del presente indicativo del verbo sparire: io sparisco, tu sparisci, egli sparisce, noi spariamo, voi sparite, essi spariscono). Nel senso che diventiamo invisibili al fisco, evasori totali. O, se proprio non possiamo diventare completamente invisibili, facciamo in modo che lo diventino parte dei nostri guadagni. Ma in lingua italiana esiste anche il verbo sparare: io sparo, tu spari, egli spara, noi spariamo, voi sparate, essi sparano. E a questo verbo si riferiva chi ha pubblicamente affermato che, per sottrarsi al fisco vorace, qualcuno potrebbe anche afferrare il fucile. Il Governo insiste a farci pagare le tasse? E noi spariamo. Pum! E gli italiani che invece ritengono illegale e immorale evadere le tasse, e che oltretutto pagano più tasse proprio perché molti furbi non le pagano, cosa possono fare? Non certo sparare, ma soprattutto non sparire. Anzi rendersi ben visibili, manifestare tutta la loro indignazione e soprattutto evitare che tornino al governo dell’Italia quelli che sostengono che sia legittimo non dico sparare, ma certamente evadere il fisco.